Cos’è il trading di materie prime e come funziona

Last updated Settembre 21, 2026

Il trading di materie prime è una delle applicazioni più diffuse di come fare trading online, e consiste nello speculare sui movimenti di prezzo di beni come oro, petrolio, gas naturale o grano, senza doverli possedere fisicamente.. In questo articolo vi spieghiamo cosa sono le materie prime, quali strumenti si usano per negoziare in Italia e come funziona la loro tassazione, aggiornata al 2026.

Cosa sono le materie prime e perché si fa trading su di esse?

Le materie prime sono beni fisici reperibili in natura o ottenuti da processi produttivi standardizzati, come petrolio, oro, grano o rame, scambiati senza differenze qualitative rilevanti tra un produttore e l’altro. Il trading su materie prime permette di speculare sui loro movimenti di prezzo o di proteggersi da variazioni sfavorevoli, senza gestire lo stoccaggio fisico del bene.

Le materie prime sono alla base dell’economia reale: servono per produrre cibo, energia e beni di consumo. Per questo motivo i loro prezzi vengono seguiti da investitori istituzionali, aziende che si coprono dal rischio di prezzo e trader retail che cercano di sfruttarne la volatilità. A differenza delle azioni, una materia prima non genera utili o dividendi: il suo valore dipende esclusivamente dall’equilibrio tra domanda e offerta.

materie prime su eToro

Quali sono le categorie di materie prime?

Le materie prime si dividono in quattro categorie principali: energetiche, metalliche, agricole e bestiame, a cui si aggiunge una categoria più recente di materie prime ambientali. Ogni categoria risponde a driver di prezzo diversi, dalla domanda industriale alle condizioni meteorologiche stagionali.

CategoriaEsempiDriver principali
EnergetichePetrolio greggio, gas naturale, benzina, carboneDomanda industriale, decisioni OPEC+, geopolitica
Metalli preziosiOro, argento, platino, palladioInflazione, tassi d’interesse, funzione di bene rifugio
Metalli industrialiRame, alluminio, zinco, nichelCrescita industriale, transizione energetica
AgricoleGrano, mais, soia, caffè, cacao, zuccheroStagionalità, meteo, raccolti
BestiameBovini, suiniDomanda alimentare, costo dei mangimi
AmbientaliQuote di emissione CO2, certificati energie rinnovabiliNormativa UE, politiche climatiche

Le materie prime energetiche e metalliche minerarie vengono chiamate hard commodities perché estratte dal sottosuolo. Quelle agricole e il bestiame rientrano invece tra le soft commodities, legate alla coltivazione e all’allevamento.

categorie di materie prime

Dove si negoziano le materie prime?

Le materie prime vengono negoziate su exchange internazionali specializzati come il CME Group, l’Intercontinental Exchange e il London Metal Exchange. In Italia, i trader retail accedono principalmente tramite ETC quotati su ETFplus o tramite CFD e certificati offerti dai broker regolamentati, senza operare direttamente sulle borse merci internazionali.

MercatoSpecializzazioneSede
CME GroupAgricole, energia, metalli preziosiChicago
Intercontinental Exchange (ICE)Petrolio Brent, gas naturale, caffè, cacao, zuccheroAtlanta, Londra
London Metal Exchange (LME)Metalli industriali (rame, alluminio, zinco, nichel)Londra
Borsa Italiana, ETFplusETC e ETF collegati a materie primeMilano
Borsa Italiana, SeDeXCertificati e covered warrant su materie primeMilano

Il CME Group riunisce oggi anche il New York Mercantile Exchange (NYMEX) e il Chicago Board of Trade (CBOT), rispettivamente specializzati in energia e metalli preziosi, il primo, in cereali e semi oleosi il secondo.

Quali sono gli orari di contrattazione delle materie prime?

Le materie prime quotate su CME Globex, il circuito elettronico che copre metalli, energia e agricole, sono negoziabili per circa 23 ore al giorno, dalla domenica sera al venerdì sera in orario italiano, con una breve pausa tecnica giornaliera per la manutenzione del sistema. Gli orari esatti variano da broker a broker e da singola materia prima.

Rispetto ai mercati azionari, che hanno orari di apertura fissi e brevi, i mercati delle materie prime restano quindi accessibili quasi tutta la settimana lavorativa. Chi opera tramite CFD deve comunque verificare gli orari specifici indicati dal proprio broker, compresi eventuali giorni di chiusura per festività dei mercati statunitensi o britannici.

materie prime su Capital.com

Qual è la differenza tra prezzo spot e prezzo future?

Il prezzo spot è il prezzo di mercato corrente per la liquidazione immediata di una materia prima, mentre il prezzo future è il prezzo concordato oggi per una consegna a una data futura prestabilita. Il prezzo spot si usa per operazioni a breve termine con spread più contenuti, mentre i future sono più diffusi per operazioni di copertura.

Un produttore che deve acquistare regolarmente una materia prima, come una compagnia aerea che acquista carburante, può usare i future per fissare oggi il prezzo che pagherà tra alcuni mesi, proteggendosi da rialzi imprevisti. Un trader retail che specula sul breve termine opera più spesso sul prezzo spot tramite CFD.

Con quali strumenti si può fare trading sulle materie prime?

Gli strumenti principali per fare trading su materie prime sono i futures, i CFD, gli ETC, le azioni o gli ETF di società collegate al settore e le opzioni. Ognuno ha un profilo di rischio, leva e complessità diversi, quindi la scelta dipende dall’orizzonte temporale, dall’esperienza del trader e dalle migliori piattaforme di trading disponibili per operare su ciascuno strumento.

StrumentoLevaAdatto a
FuturesSì, tramite margineTrader esperti e istituzionali
CFDSì, entro i limiti ESMATrader retail attivi
ETCNoInvestitori con orizzonte medio-lungo
Azioni o ETF settorialiNoInvestitori che vogliono un’esposizione indiretta
OpzioniSì, asimmetricaTrader avanzati

I futures e i CFD permettono di andare sia long, cioè al rialzo, sia short, cioè al ribasso, senza possedere fisicamente la materia prima, ed è per questo che scegliere il miglior broker CFD è un passaggio importante per chi vuole operare con questi strumenti. Le azioni collegate al settore, come quelle di società minerarie o petrolifere, offrono invece un’esposizione indiretta, influenzata anche da fattori specifici dell’azienda e non solo dal prezzo della materia prima. Chi preferisce un profilo di rischio asimmetrico può invece rivolgersi a un miglior broker di opzioni specializzato in derivati su materie prime.

Perché in Italia si usa l’ETC e non l’ETF per investire su una singola materia prima?

In Italia gli investitori usano gli ETC, e non gli ETF, per prendere posizione su una singola materia prima come oro o petrolio, perché la direttiva UCITS impone agli ETF requisiti di diversificazione che impediscono di replicare un solo sottostante. Gli ETC non sono fondi UCITS e non devono rispettare questi vincoli.

Un ETC, acronimo di Exchange Traded Commodity, è uno strumento senza scadenza emesso da una società veicolo, legato all’andamento di una materia prima o di un paniere di materie prime tramite un investimento diretto o contratti derivati. A differenza di un ETF, che è giuridicamente un fondo, l’ETC è una cartolarizzazione, quindi comporta anche un rischio di credito e di controparte legato all’emittente. Su ETFplus la gamma di ETC copre sia singole materie prime, come oro, rame o petrolio Brent, sia indici e panieri diversificati.

La distinzione ha anche un riflesso fiscale. Gli ETF armonizzati generano redditi da capitale, compensabili solo con altri redditi da capitale, mentre gli ETC generano redditi diversi, compensabili con le minusvalenze di altri strumenti della stessa categoria. Approfondiamo questo aspetto nella sezione sulla tassazione più avanti in questa guida.

Come funziona in pratica un’operazione in CFD su una materia prima?

Un’operazione in CFD su una materia prima consiste nell’aprire una posizione long o short su una quantità dell’asset, versando solo una percentuale del valore totale come margine, spesso direttamente tramite le migliori app di trading da smartphone. Il profitto o la perdita si calcola sulla differenza tra il prezzo di apertura e quello di chiusura, moltiplicata per la quantità negoziata.

Esempio numerico con l’oro

A inizio luglio 2026 il prezzo dell’oro si attesta intorno ai 4.140 dollari l’oncia, circa 3.624 euro al cambio EUR/USD di 1,1423 dello stesso periodo. Ipotizziamo di aprire una posizione long in CFD su 10 once d’oro a questo prezzo, per un’esposizione totale di 41.400 dollari, pari a circa 36.243 euro. Con la leva massima ESMA di 20:1 consentita per l’oro ai trader retail, il margine richiesto è il 5% dell’esposizione, quindi 2.070 dollari, circa 1.812 euro.

Se il prezzo sale a 4.190 dollari l’oncia, la posizione genera un profitto di 500 dollari, circa 438 euro, calcolato come 50 dollari di rialzo per 10 once, al lordo di eventuali interessi overnight. Se invece il prezzo scende a 4.090 dollari l’oncia, la perdita sarebbe della stessa entità: 500 dollari, circa 438 euro. La leva amplifica sia i guadagni sia le perdite rispetto al capitale effettivamente investito. L’esempio resta in dollari perché è la valuta in cui l’oro viene quotato a livello internazionale, con l’equivalente in euro riportato per chiarezza.

Quali sono i rischi del trading sulle materie prime?

I rischi principali del trading sulle materie prime sono la volatilità dei prezzi, l’effetto amplificato della leva finanziaria e l’esposizione a fattori esterni imprevedibili come eventi geopolitici o condizioni climatiche estreme. Per i CFD, l’ESMA ha fissato limiti di leva massima di 20:1 per l’oro e 10:1 per le altre materie prime.

L’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (ESMA) ha rilevato che oltre l’80% dei conti retail che fanno trading di CFD registrano perdite. La CONSOB, con la delibera n. 20976 del 2019, impone a ogni intermediario di pubblicare la percentuale specifica di conti in perdita dei propri clienti retail, insieme ad avvertenze standardizzate sul rischio.

Altri fattori di rischio da considerare

  • Correlazione variabile con azioni e obbligazioni: le materie prime aiutano a diversificare il portafoglio, ma in caso di shock sistemici la loro correlazione con gli altri asset può aumentare
  • Nessuna protezione da schemi di garanzia statali: a differenza dei depositi bancari, le posizioni su CFD, futures o ETC non sono coperte da fondi di tutela nazionali
  • Rischio di controparte sugli ETC: essendo cartolarizzazioni e non fondi, dipendono dalla solidità dell’emittente

Come sono tassate le plusvalenze da trading su materie prime in Italia?

Le plusvalenze da trading su CFD, futures ed ETC legati alle materie prime sono tassate come redditi diversi con un’aliquota del 26%, da dichiarare nel quadro RT del modello Redditi Persone Fisiche. Le minusvalenze realizzate su questi strumenti possono essere compensate con le plusvalenze di altri strumenti della stessa categoria, entro i quattro anni successivi.

La differenza fiscale rilevante riguarda gli ETC rispetto agli ETF armonizzati. Gli ETC generano redditi diversi, quindi le eventuali minusvalenze si possono compensare con le plusvalenze da CFD, futures o altri redditi diversi. Gli ETF armonizzati, invece, generano redditi da capitale, compensabili solo con altri redditi da capitale. Questa distinzione, non sempre chiara agli investitori meno esperti, incide sulla pianificazione fiscale di chi negozia regolarmente materie prime.

StrumentoTrattamento fiscale
CFD e futures su materie primeRedditi diversi, aliquota 26%, compensabili in quadro RT
ETCRedditi diversi, aliquota 26%, compensabili con altri redditi diversi
ETF armonizzati collegati a materie primeLe plusvalenze sono redditi da capitale, compensabili solo con altri redditi da capitale

Chi opera tramite un intermediario italiano in regime amministrato vede l’imposta trattenuta direttamente alla fonte. In regime dichiarativo, o con broker esteri, la dichiarazione va compilata autonomamente secondo le indicazioni dell’Agenzia delle Entrate.

Quali fattori influenzano il prezzo delle materie prime?

Il prezzo delle materie prime dipende principalmente dall’equilibrio tra domanda e offerta, ma su questo equilibrio incidono numerosi fattori esterni: eventi geopolitici, condizioni meteorologiche, andamento del dollaro sui mercati valutari, tassi d’interesse e inflazione, e stagionalità della produzione agricola ed energetica. Ognuno di questi fattori può muovere i prezzi anche in modo rapido e imprevedibile.

  • Fattori geopolitici: conflitti, sanzioni e decisioni di cartelli come l’OPEC+ possono alterare rapidamente l’offerta disponibile
  • Condizioni climatiche: siccità, alluvioni o gelate influenzano i raccolti agricoli e la produzione energetica
  • Andamento del dollaro: la maggior parte delle materie prime è quotata in dollari, quindi un dollaro forte rende le materie prime più costose nelle altre valute e ne riduce la domanda
  • Tassi d’interesse e inflazione: i metalli preziosi come l’oro vengono spesso usati come copertura contro l’inflazione, ma la loro attrattiva cambia al variare dei tassi reali
  • Stagionalità: le materie prime agricole seguono cicli di semina e raccolto che ne influenzano i prezzi in modo prevedibile

Quali strategie si usano per fare trading sulle materie prime?

Le strategie più comuni per fare trading sulle materie prime sono lo scalping, il trend trading, lo swing trading e il day trading. La scelta dipende dall’orizzonte temporale che il trader vuole mantenere sulla posizione e dal livello di attenzione che può dedicare al mercato.

  • Scalping: operazioni multiple nella stessa giornata per catturare piccole oscillazioni di prezzo, con posizioni tenute per pochi minuti
  • Trend trading: individuazione di un trend consolidato tramite medie mobili e altri indicatori tecnici, con posizioni aperte nella direzione del trend
  • Swing trading: posizioni mantenute da pochi giorni ad alcune settimane, combinando analisi tecnica e fondamentale
  • Day trading: apertura e chiusura della posizione nella stessa giornata, per evitare l’esposizione overnight

Qualunque sia la strategia scelta, la gestione del rischio tramite stop loss e dimensionamento corretto della posizione resta essenziale, dato l’effetto amplificato della leva sugli strumenti derivati. Prima di operare con capitale reale, molti trader testano queste strategie su una delle piattaforme di trading demo disponibili sul mercato.

Domande frequenti (FAQs)

Quali sono le materie prime più scambiate al mondo?

Oro, petrolio greggio (WTI e Brent), gas naturale, argento e rame sono tra le materie prime con i volumi di scambio più alti a livello globale, seguite da mais, grano e soia tra le agricole.

Si può guadagnare con il trading di materie prime?

È possibile realizzare un profitto se si prevede correttamente la direzione del prezzo, ma le materie prime sono volatili e la leva amplifica sia i guadagni sia le perdite. La maggioranza dei conti retail che negoziano CFD chiude in perdita, secondo i dati raccolti dall’ESMA.

Serve un capitale minimo per iniziare a fare trading di materie prime?

Non esiste un capitale minimo fissato per legge, ma ogni broker regolamentato stabilisce un deposito minimo per aprire un conto e un margine minimo richiesto per ciascuna posizione, che varia in base allo strumento e alla leva applicata.

Le materie prime proteggono dall’inflazione?

L’oro è storicamente considerato una copertura contro l’inflazione, ma non tutte le materie prime si comportano allo stesso modo nei periodi inflattivi. L’efficacia della copertura varia in base al tipo di materia prima e al contesto macroeconomico.

Riferimenti