Come investire: guida completa per iniziare nel 2026

Last updated Agosto 11, 2026

Investire significa impiegare parte dei propri risparmi in strumenti finanziari, azioni, obbligazioni, ETF o fondi comuni, con l’obiettivo di farli crescere nel tempo, accettando un certo livello di rischio in cambio di un potenziale rendimento. In questa guida spieghiamo come iniziare da zero, quali strumenti sono adatti a chi parte da zero, come funziona la tassazione in Italia e quali errori evitare nel 2026.

Cos’è investire e in cosa si differenzia dal risparmiare?

Investire significa destinare capitale a strumenti finanziari, come azioni, obbligazioni o ETF, il cui valore può salire o scendere nel tempo. Risparmiare significa invece accantonare denaro senza rischio di mercato, su un conto corrente o un conto deposito. La differenza è il rischio: il risparmio protegge il capitale, l’investimento lo espone a variazioni in cambio di un rendimento più alto.

L’orizzonte temporale distingue ulteriormente le due attività. Il risparmio serve tipicamente a coprire esigenze di breve periodo, entro 12-18 mesi, come un fondo di emergenza. L’investimento ha senso su orizzonti più lunghi: medio periodo tra 3 e 4 anni, lungo periodo tra 5 e 10 anni o oltre. Più l’orizzonte è breve, meno tempo si ha per recuperare eventuali oscillazioni negative del mercato, quindi meno rischio conviene assumersi.

Chi confonde le due attività rischia di lasciare somme importanti ferme su un conto corrente per anni, perdendo l’opportunità di farle crescere, oppure di investire denaro che servirà a breve termine, esponendolo a un rischio che non può permettersi.

Perché conviene iniziare a investire oggi?

La ragione principale è la protezione del potere d’acquisto dall’inflazione. Il denaro fermo su un conto corrente perde valore reale ogni anno, perché i prezzi crescono più velocemente degli interessi, spesso nulli, riconosciuti sulla liquidità. Investire in strumenti con un rendimento superiore all’inflazione media è oggi l’unico modo concreto per mantenere il valore reale dei propri risparmi nel tempo.

Facciamo un esempio semplice. Con un’inflazione media del 2% annuo, 10.000 euro lasciati fermi su un conto corrente per 10 anni perdono circa 1.800 euro di potere d’acquisto, pur restando nominalmente 10.000 euro sul conto. Lo stesso capitale investito in un portafoglio diversificato con un rendimento medio superiore all’inflazione avrebbe invece mantenuto, o accresciuto, il proprio valore reale.

Oltre alla protezione dall’inflazione, gli obiettivi più comuni che spingono a investire sono:

  • costruire una pensione integrativa, per compensare il calo dell’assegno pubblico rispetto all’ultimo reddito da lavoro
  • accantonare una somma per i figli, ad esempio per gli studi universitari
  • risparmiare per un obiettivo a medio termine, come l’acquisto di una casa
  • far crescere un capitale nel lungo periodo sfruttando l’interesse composto

Quali sono i primi passi per iniziare a investire da zero?

Prima di aprire un conto di investimento occorre completare quattro passaggi preliminari: costruire un fondo di emergenza, definire un obiettivo chiaro, stabilire l’orizzonte temporale e individuare il proprio profilo di rischio. Saltare questi passaggi è il motivo più comune per cui un principiante finisce per vendere in perdita nel momento sbagliato.

  1. Costruisci un fondo di emergenza. Prima di investire, tieni da parte l’equivalente di 3-6 mesi di spese correnti su un conto facilmente accessibile, come un conto corrente o un conto deposito libero. Questo evita di dover vendere gli investimenti in perdita per far fronte a un imprevisto.
  2. Definisci un obiettivo. Stabilisci con chiarezza perché stai investendo: pensione integrativa, acquisto di una casa, studi dei figli o semplice crescita del capitale. L’obiettivo determina l’orizzonte temporale e il livello di rischio accettabile.
  3. Stabilisci l’orizzonte temporale. Definisci per quanto tempo puoi lasciare il capitale investito senza doverlo utilizzare. Orizzonti più lunghi permettono di assumere più rischio, perché c’è più tempo per recuperare eventuali cali di mercato.
  4. Individua il tuo profilo di rischio. Valuta quanta oscillazione del valore del tuo capitale sei disposto a tollerare senza modificare la strategia. Il questionario di adeguatezza MiFID II, che ogni intermediario è tenuto a sottoporti, aiuta a formalizzare questo passaggio.

Solo dopo aver completato questi quattro passaggi ha senso scegliere gli strumenti specifici e aprire un conto presso una piattaforma o un intermediario.

Suggerimento immagine: infografica con i 4 passaggi in sequenza numerata (fondo di emergenza, obiettivo, orizzonte temporale, profilo di rischio). Alt text: “I quattro passaggi per iniziare a investire da zero: fondo di emergenza, obiettivo, orizzonte temporale, profilo di rischio”.

Quanto conviene investire per iniziare?

Non serve un capitale elevato per iniziare a investire. Una regola pratica seguita da molti consulenti finanziari è destinare tra il 5% e il 10% delle entrate mensili, una volta coperte le spese essenziali e il fondo di emergenza. Grazie ai piani di accumulo del capitale, PAC, è possibile iniziare anche con versamenti mensili di poche decine di euro.

Un PAC azionario o su ETF permette di versare una cifra fissa a intervalli regolari, mensili o trimestrali, distribuendo l’ingresso sul mercato nel tempo invece di investire tutto in un’unica soluzione. Questo approccio, noto come dollar cost averaging, riduce l’impatto delle oscillazioni di breve periodo perché il prezzo medio di acquisto si allinea alla media del mercato nel tempo, senza richiedere di indovinare il momento migliore per entrare.

Chi dispone invece di una somma consistente da investire in un’unica soluzione, ad esempio un’eredità o un capitale accumulato, deve valutare se distribuire l’ingresso nel tempo per ridurre il rischio di investire tutto in un momento di mercato sfavorevole, oppure investire subito per massimizzare il tempo di permanenza sul mercato. Non esiste una risposta valida per tutti, dipende dalla tolleranza al rischio personale.

Quali strumenti di investimento sono adatti a chi inizia?

Per chi parte da zero, gli strumenti più indicati sono quelli che offrono diversificazione, costi contenuti e trasparenza: conti deposito, titoli di Stato, ETF e fondi comuni. Le azioni singole e gli strumenti più complessi richiedono maggiore esperienza e vanno affrontati solo dopo aver acquisito familiarità con i meccanismi di base del mercato.

StrumentoCos’èProfilo di rischio indicativo
Conto depositoSomma vincolata presso una banca per un periodo prestabilito, remunerata con un tasso di interesse fisso o variabileBasso
Buoni fruttiferi postaliTitoli di risparmio emessi da Cassa Depositi e Prestiti e garantiti dallo Stato, sottoscrivibili anche per importi ridottiBasso
BTP e titoli di StatoObbligazioni emesse dallo Stato italiano, con cedole periodiche e rimborso del capitale a scadenzaBasso, variabile in base alla durata
ETFFondi negoziati in Borsa che replicano l’andamento di un indice, con costi di gestione contenuti grazie alla gestione passivaDa basso a medio alto, in base all’indice replicato
Fondi comuni di investimentoPortafogli diversificati gestiti da professionisti, con costi di gestione generalmente più alti degli ETFDa basso a medio alto, in base alla composizione
AzioniQuote di proprietà di società quotate in Borsa, con rendimento legato alla crescita del valore e ai dividendiMedio alto

Il PAC non è uno strumento a sé ma una modalità di ingresso: puoi costruire un piano di accumulo su ETF, fondi comuni o anche singole azioni, versando una cifra fissa a scadenze regolari.

Suggerimento immagine: infografica a scala del rischio che visualizza i 6 strumenti della tabella sopra, dal conto deposito alle azioni. Alt text: “Scala del rischio dei principali strumenti di investimento per principianti in Italia, dal conto deposito alle azioni”.

Come si valuta il proprio profilo di rischio?

Il profilo di rischio si valuta attraverso il questionario di adeguatezza previsto dalla normativa MiFID II, che ogni banca, broker o consulente finanziario autorizzato deve sottoporre al cliente prima di offrire un servizio di investimento. Il questionario raccoglie informazioni su conoscenze ed esperienza in materia finanziaria, situazione economica, obiettivi di investimento e capacità di sostenere eventuali perdite.

In base alle risposte, l’intermediario assegna un profilo di rischio, generalmente articolato su cinque livelli crescenti, da prudente a molto dinamico. Il profilo determina quali prodotti l’intermediario può proporre nell’ambito della consulenza, in coerenza con l’obbligo di adeguatezza previsto da CONSOB.

La valutazione non è definitiva, la normativa richiede un controllo continuo, quindi il profilo va aggiornato quando cambiano la situazione finanziaria, gli obiettivi o l’orizzonte temporale dell’investitore. Compilare il questionario con onestà, senza sovrastimare la propria tolleranza al rischio per accedere a prodotti più redditizi, è il modo più efficace per evitare di trovarsi in un investimento inadeguato alla propria situazione.

Come funziona la tassazione degli investimenti in Italia?

In Italia i redditi da investimento sono tassati con due aliquote: 26% sulla maggior parte degli strumenti finanziari, tra cui azioni, obbligazioni societarie, ETF e fondi comuni, e 12,5% su titoli di Stato italiani, titoli di Paesi white list e buoni fruttiferi postali. L’aliquota si applica alle plusvalenze e, dove previsto, ai proventi periodici come cedole e dividendi.

StrumentoAliquota
Azioni, ETF, obbligazioni societarie, fondi comuni26%
BTP e altri titoli di Stato italiani ed europei white list12,5%
Buoni fruttiferi postali12,5%
Interessi su conti deposito e conti correnti26%

Le minusvalenze realizzate, ad esempio dalla vendita in perdita di un ETF, possono essere compensate con le plusvalenze successive dello stesso tipo entro i quattro anni successivi, riducendo l’imposta dovuta. Il regime fiscale applicato dipende anche dal tipo di conto: nel regime amministrato, il più diffuso tra i piccoli risparmiatori, è l’intermediario a calcolare e versare l’imposta per conto del cliente.

Suggerimento immagine: grafico che confronta visivamente l’aliquota del 26% e quella agevolata del 12,5% sui diversi strumenti della tabella sopra. Alt text: “Confronto tra aliquota del 26% e aliquota agevolata del 12,5% sugli investimenti in Italia”.

Come scegliere una piattaforma o un broker sicuro?

Il primo controllo è verificare che il broker o la piattaforma sia autorizzato dalla CONSOB o da un’autorità di vigilanza equivalente in un Paese dell’Unione Europea, e regolato secondo la normativa MiFID II. Un intermediario autorizzato è sottoposto a obblighi di trasparenza, requisiti patrimoniali e vigilanza continua, che riducono il rischio di frode o insolvenza.

Prima di aprire un conto, verifica questi elementi:

  • l’iscrizione all’albo o al registro ufficiale dell’autorità di vigilanza competente, consultabile sul sito della CONSOB
  • il Paese di sede legale dell’intermediario e l’autorità che lo regola direttamente
  • la struttura commissionale, comprensiva di costi di gestione, commissioni di negoziazione ed eventuali costi di prelievo
  • la presenza di schemi di garanzia sui depositi o sugli strumenti finanziari in caso di insolvenza dell’intermediario

Diffida di chi promette rendimenti garantiti o superiori alla media di mercato senza rischio: nessun intermediario regolato può farlo, ed è uno dei segnali più affidabili per riconoscere un broker non autorizzato.

In caso di controversia con un intermediario autorizzato, un investitore italiano può rivolgersi all’Arbitro per le Controversie Finanziarie (ACF), l’organismo competente per le liti su servizi di investimento come negoziazione, consulenza e gestione patrimoniale. Le dispute sui prodotti bancari, come conti correnti o finanziamenti, restano invece di competenza dell’Arbitro Bancario Finanziario (ABF).

Suggerimento immagine: screenshot del registro CONSOB degli intermediari autorizzati, con evidenziato dove si effettua la verifica di un broker. Alt text: “Schermata del registro CONSOB degli intermediari autorizzati per verificare un broker”.

Quali errori evitare quando si inizia a investire?

I cinque errori più comuni tra i principianti sono investire senza un obiettivo chiaro, concentrare il capitale su pochi strumenti invece di diversificare, prendere decisioni guidate dall’emotività, saltare la fase di ricerca prima di investire e ignorare l’impatto di tasse e commissioni sul rendimento netto.

  • Investire senza un obiettivo chiaro: senza sapere perché si investe è difficile scegliere l’orizzonte temporale e il livello di rischio corretti, ed è più probabile abbandonare la strategia al primo calo di mercato.
  • Non diversificare: concentrare il capitale su un solo titolo, settore o Paese aumenta il rischio complessivo del portafoglio. La diversificazione tra asset diversi resta la protezione più efficace contro le perdite localizzate.
  • Farsi guidare dalle emozioni: comprare sull’euforia dei rialzi e vendere nel panico dei ribassi porta quasi sempre a comprare caro e vendere a buon mercato, l’esatto opposto di una strategia efficace.
  • Non fare abbastanza ricerca: seguire consigli non verificati, soprattutto sui social media, senza controllare le caratteristiche reali del prodotto o dell’emittente, espone a rischi non compresi.
  • Ignorare tasse e commissioni: guardare solo al rendimento lordo nasconde l’impatto reale sui guadagni. Un punto percentuale di costi annui in più può erodere in modo significativo il rendimento accumulato su un orizzonte di 10 o 20 anni.

Esiste un investimento sicuro al 100%?

No, non esiste un investimento completamente privo di rischio. Anche gli strumenti considerati più sicuri, come i conti deposito o i titoli di Stato, comportano un rischio residuo legato all’affidabilità dell’emittente o al rischio di prezzo in caso di vendita anticipata. La sicurezza va quindi intesa come rischio relativamente basso, non come garanzia assoluta.

Per i conti deposito e i conti correnti, la protezione più concreta è il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi, che garantisce fino a 100.000 euro per depositante e per banca in caso di insolvenza dell’istituto. I titoli di Stato italiani sono garantiti dalla capacità dello Stato di ripagare il debito, non da uno schema di garanzia separato, e il loro prezzo può comunque oscillare sul mercato secondario prima della scadenza.

Le criptovalute rappresentano l’estremo opposto: non sono coperte da alcuno schema di garanzia statale o europeo e la loro volatilità storica è molto più elevata rispetto agli strumenti finanziari tradizionali. Vanno considerate, quando comprese e desiderate, solo come una quota marginale di un portafoglio diversificato.

Domande frequenti

Quanto capitale serve per iniziare a investire?

Non esiste una soglia minima obbligatoria. Molte piattaforme permettono di aprire un piano di accumulo del capitale con versamenti mensili di poche decine di euro, rendendo l’investimento accessibile anche a chi dispone di somme modeste.

Qual è l’investimento più sicuro in Italia?

Non esiste un investimento sicuro in senso assoluto, ma i titoli di Stato italiani, i buoni fruttiferi postali e i conti deposito sono generalmente considerati tra gli strumenti a rischio più basso, in cambio di rendimenti meno elevati rispetto ad azioni o ETF azionari.

Le criptovalute sono adatte a un principiante?

Le criptovalute sono strumenti ad alta volatilità e non protetti da schemi di garanzia statali. Non sono generalmente indicate come primo investimento per un principiante e, quando incluse in un portafoglio, dovrebbero rappresentare solo una quota marginale del capitale investito complessivo.

Conviene investire in un’unica soluzione o con un PAC?

Dipende dalla somma disponibile e dalla tolleranza al rischio. Un piano di accumulo riduce l’impatto delle oscillazioni di breve periodo distribuendo gli acquisti nel tempo, mentre investire in un’unica soluzione massimizza il tempo di permanenza del capitale sul mercato. Chi ha una somma consistente e un orizzonte lungo può valutare entrambe le strategie o una combinazione delle due.

Come si apre un conto per iniziare a investire?

Si apre un conto presso una banca, un broker o un intermediario autorizzato dalla CONSOB, completando la procedura di identificazione e il questionario di adeguatezza MiFID II. Una volta aperto il conto, è possibile trasferire i fondi e iniziare a investire negli strumenti scelti in base al proprio profilo di rischio.

Riferimenti

  • CONSOB, Educazione finanziaria, orizzonte temporale degli investimenti, https://www.consob.it/web/investor-education/orizzonte-temporale
  • CONSOB, registro degli intermediari autorizzati, https://www.consob.it/web/area-pubblica/intermediari
  • Agenzia delle Entrate, Quadro RT, plusvalenze di natura finanziaria, https://www.agenziaentrate.gov.it/portale/-/4-quadro-rt-45-plusvalenze-di-natura-finanziaria
  • Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi, garanzia sui depositi bancari, https://www.fitd.it/
  • Arbitro per le Controversie Finanziarie (ACF), Consob, https://www.acf.consob.it/